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La nuova Intel scommette su Krzanich

Scritto da  Domenica, 05 Maggio 2013 02:00
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Settimana movimentata, quella appena trascorsa, per il colosso dei chip Intel che, come previsto dopo l'anticipazione in novembre del ritiro del chief executive Paul Otellini (lascerà il prossimo 16 maggio in occasione dell'annuale assemblea degli azionisti), ha annunciato il 2 maggio che il prossimo leader dell'azienda californiana sarà ancora una volta un interno. A succedere a Otellini, diventando il quinto chief executive di Intel (dopo Robert Noyce e Gordon Moore, i due fondatori, Craig Barrett e, appunto, Otellini), sarà Brian Krzanich. Solo un bambino quando nel 1968 l'azienda fu creata, l'ingegnere ha comunque trascorso gli ultimi 30 anni in Intel, con responsabilità sempre crescenti ma con un'esposizione decisamente limitata, tanto che nel settore in molti non lo conoscevano fino a quando non è stato nominato chief operating officer lo scorso anno.

 

Settimana calda, dicevamo, perché lo stesso giorno dell'annuncio della nomina di Krzanich è arrivata la causa contro Intel da parte di Lehman Brothers per uno swap (un miliardo di dollari in cambio di 50 milioni di azioni dell'azienda It). Intel avrebbe fatto dietrofront nell'operazione decisa nell'agosto 2008, giusto poche settimane prima del crac dell'istituto newyorkese. Una rogna in più per Intel (se la causa fosse persa sarebbe un problema per il bilancio del gruppo) che cambia timoniere nel momento forse più delicato della sua storia. Sotto la reggenza di Otellini, infatti, Intel (un po' come la Microsoft con cui per decenni ha costituito il duopolio dei pc Wintel) ha in parte sottovalutato, in parte affrontato con strategie non azzeccate l'emergere di un nuovo mercato, quello dei terminali mobili. Smartphone e tablet in questi anni stanno ridisegnando il business dell'informatica, ridistribuendo i pesi e assegnando leadership a nuove o riscoperte aziende (prima dell'iPhone chi avrebbe considerato Apple come un'azienda di riferimento del settore?). Nell'ambito dei semiconduttori, di cui Intel resta primo produttore al mondo, sono però emerse altre aziende (su tutte un'altra californiana, Qualcomm, o la più piccola Arm Holdings, britannica) che hanno puntato da subito sulla realizzazione di chip pensati proprio per la mobilità. Intel è restata un po' al palo, come testimonia anche l'andamento del suo titolo a Wall Street, ben lontano dai massimi del 2000 (tempi di bolla per l'It) e le cui performance non sono stato certo al livello di quelle forse dopate di Apple, ma neppure di quelle di un'altra vecchia del settore come Ibm.

Il compito di Krzanich, dunque, resta molto difficile ma di certo il chief executive può contare sull'appoggio di molti di quanti hanno lavorato con lui in questi anni. Fresco di college Krzanich iniziò nel 1982 in una fabbrica del gruppo nel New Mexico e 14 anni dopo ebbe la responsabilità del primo impianto, quello di Chandler, in Arizona. Una crescita costante che l'ha portato a diventare capo dell'intero network degli stabilimenti sparsi nel mondo nel 2007, gestendo anche la supply chain globale di Intel. Responsabilità che nel gennaio dell'anno scorso sono state allargate anche a risorse umane e It. Giovedì 2 maggio, all'annuncio della sua nomina, i chief executive delle rivali Micron Technology, Mark Durcan, e Applied Materials, Mike Splinter, hanno sottolineato la profonda conoscenza del settore che Krzanich può vantare. Sarà sufficiente per rilanciare Intel nel nuovo panorama di una tecnologia sempre più mobile? Forse. Certo è che prima che la sua nomina fosse resa nota, gli analisti di Bank of America Merrill Lynch hanno affibbiato una raccomandazione buy al titolo Intel, anche in vista dell'imminente lancio di una nuova generazione di chip, chiamati Haswell. Nel report, però, il confronto diretto, anche da un punto di vista azionario, è con la storica rivale Amd, azienda con cui Intel si è scontrata in tribunale, a cui ha riconosciuto patteggiamenti miliardari (non sufficienti comunque a evitarle le maxi multe comminate dalla Ue), ma che non è certo il benchmark di mercato in questa delicata fase (come invece è la succitata Qualcomm). Non stupisce che proprio da Amd arriva una delle poche voci fuori dal coro di quanti hanno accolto la sua nomina. "Rientra nella categoria delle scelte non cattive - è stato il commento dell'ex Amd Henri Richard (oggi vicepresidente di SanDisk) - ma sono convinto che il mercato avesse voglia dei cambiamenti più significativi che potevano arrivare solo con la nomina di un chief executive proveniente da fuori".

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