Martedi, 21 Agosto 2018
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La Banca d’Inghilterra ha alzato i tassi a 0,75% come atteso. Nonostante l’aumento appaia modesto, porterà i tassi ai livelli prevalenti del febbraio 2009, quando nel bel mezzo della crisi finanziaria globale, la Banca di Inghilterra ridusse il tasso dall’1% allo 0,5%.

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L'inflazione core, misurata dal Consumer Price Index (CPI) al netto di cibi freschi ed energia, ha inaspettatamente visto un rallentamento a giugno, passando dallo 0,3% allo 0,2% su base annuale. In contrasto con le aspettative di consenso per un’accelerazione fino allo 0,4%, in seguito ad un aumento nelle letture sull’inflazione di giugno di Tokyo, che tendono a guidare i dati nazionali.

Published in ECONOMIA
Mercoledì, 25 Luglio 2018 12:32

Obbligazionario a rischio surriscaldamento?

Gli anni passati sono stati dominati dai tagli dei tassi operati dalle banche centrali, mentre il 2018 finora è stato più equilibrato, con un numero pressoché identico di rialzi e di tagli del costo del denaro a livello globale. L’era delle politiche ultra-accomodanti è giunta al termine.

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Con i dati macroeconomici che si presentano più solidi - le statistiche mensili sul PIL pubblicate di recente indicano una sana ripresa nel secondo trimestre - il cammino della Bank of England verso un ulteriore rialzo dei tassi sembra essere sgombro.

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Dopo essere stata la prima banca centrale a varare manovre espansive in quantità senza precedenti, da qualche mese la Federal Reserve ha cominciato a ridurre i titoli obbligazionari in proprio possesso. Da un punto di vista meramente tecnico, ciò equivale a dire che sta riducendo la liquidità.

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L'impatto più evidente di Brexit, seondo l'analisi di Philippe Waechter-Chief Economist, Ostrum Asset Management, è il minore slancio della crescita registrato nel Regno Unito dopo il referendum. La dinamica è rallentata e il Regno Unito non ha approfittato del forte miglioramento della crescita dell'area dell'euro nel 2017.

Un calcolo molto semplice può tradurre questa osservazione, tenendo conto della tendenza del livello del PIL reale dall'inizio della ripresa nel 2013 al secondo trimestre del 2016 (referendum) ed estendendola al primo trimestre del 2018. Stesso procedimento per Francia, Germania e Area Euro. Nel primo trimestre del 2018, il PIL francese è stato superiore dell'1,8% al suo trend, quello tedesco del +1% e quello dell'Area Euro del +1,4%, mentre quello britannico è stato inferiore del 2%.
Il Regno Unito è scollegato dal resto d'Europa, mentre l'area euro è il suo principale partner commerciale. In altre parole, nonostante la ripresa europea, non vi è stato un contagio positivo nel Regno Unito. Le aspettative per il Regno Unito sono drasticamente cambiate e il mercato interno non è abbastanza forte da guidare una traiettoria di crescita forte. Rimarrà l'incertezza, che comporterà minori afflussi di capitali e uscite di persone, con conseguente riduzione del capitale umano e della spesa in conto capitale.
Il processo di adeguamento è solo all'inizio. Ciò significa che la Banca d'Inghilterra non normalizzerà rapidamente la sua politica monetaria. Il tasso di inflazione sta convergendo verso l'obiettivo BoE del 2% e la dinamica economica è bassa. Assumersi il rischio di una normalizzazione sarebbe un'altra fonte di debolezza per il Regno Unito.
Lo sforzo principale è quello di ridurre l'incertezza per tutti, dalle famiglie alle imprese, fino agli investitori stranieri. Questa sarebbe la chiave per una ripresa. Ma l'attuale negoziato con la Commissione europea e la debolezza di Theresa May e del suo Parlamento non eliminano il rischio di una Brexit dura e di una situazione che avrebbe un impatto negativo persistente sull'economia del Regno Unito.
Dave Lafferty, Chief Market Strategist, Natixis Investment Managers
A due anni dal referendum di Brexit, i progressi compiuti verso il processo di uscita dalla UE sono stati sorprendentemente scarsi. Questa mancanza di progressi ha a sua volta portato a una mancanza di chiarezza da parte delle imprese britanniche. Le misure per mantenere il clima economico hanno avuto inizialmente successo in seguito al voto, l'attività economica reale è rimasta solida fino alla metà del 2017, tanto che la Banca d'Inghilterra era disposta ad invertire la tendenza alla riduzione del tasso post-Brexit alla fine dell'anno scorso.
Tuttavia, senza una chiara tabella di marcia, le imprese, i consumatori e i lavoratori adotterebbero alla fine misure per ridurre i loro rischi. Mentre l'anno scorso l'economia globale ha preso slancio nel secondo e quarto trimestre in modo più sincronizzato, il Regno Unito sembrava essere l'unica grande economia a rimanere indietro.
Le imprese hanno aperto uffici e spostato i lavoratori in tutta l’Unione Europea, i prezzi immobiliari sono sotto pressione e l'iniziale spinta competitiva della debolezza della sterlina è svanita con la stabilizzazione della valuta. Due anni dopo, le ricadute economiche del referendum si sono chiaramente avvertite. Inoltre, con un accordo solo provvisorio sul periodo di transizione e praticamente nessun progresso su altre questioni importanti come i servizi finanziari o il confine irlandese, il Regno Unito rischia di ristagnare ulteriormente.
Mentre il cammino verso l’uscita è ancora in corso, sono emerse alcune chiare lezioni nel processo negoziale che potrebbero aiutare la Gran Bretagna nelle ultime fasi - o almeno servire come monito per gli altri membri dell'UE che contemplano una possibile fuoriuscita dall'Unione.
Primo: avere un obiettivo chiaro nell’entrare nel processo. Nel corso del negoziato, gli obiettivi del Regno Unito sono rimasti troppo spesso in sospeso tra l’ottenere un buon accordo, l’evitare un accordo scadente o ottenere un compromesso sull’uscita che avrebbe potuto rendere il voto privo di significato. Per parafrasare Seneca, nessun vento è favorevole se non sai verso quale porto stai navigando.
Secondo: presentare un fronte unificato. Indubbiamente, la posizione del Regno Unito in questi negoziati è stata indebolita dalle lotte interne: Uscire vs. Rimanere, Tory vs. Labour, Tory vs. Tory, Lords vs. Commons. Il Primo Ministro May ha combattuto con entrambe le mani legate.
Terzo: conoscere il percorso da intraprendere. Senza una reale volontà di allontanarsi, sarà poca la credibilità agli occhi della vostra controparte. I brexisti erano disposti ad accettare queste dolorose conseguenze (e forse ne avranno ancora la possibilità), ma i continui passi indietro da parte del Regno Unito hanno incoraggiato i negoziatori dell'UE. La strategia di uscita poco chiara del Regno Unito ha creato incertezza, che in ultima analisi ha reali conseguenze economiche negative.  

Published in ECO PRIMO PIANO
Venerdì, 22 Giugno 2018 13:56

Brexit, un bilancio dopo due anni dal voto

Due anni dopo il voto sulla Brexit e a meno di un anno dall’uscita del Regno Unito dall’UE, è importante riflettere su come questo processo stia influenzando l’economia inglese e i mercati. L’incertezza sulla Brexit ha represso gli investimenti e ha contribuito a portare a una crescita davvero contenuta della produttività.

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La nostra view relativa a un rialzo dei tassi d’interesse ad agosto resta valida e non ci aspettiamo grandi annunci nel corso della riunione di politica monetaria della Bank of England di questa settimana, con la Banca che prenderà atto della debolezza dei dati economici del primo trimestre, mentre la crescita del momentum nel secondo trimestre resta modesta.

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Nonostante un rialzo dei tassi di interesse da parte della BoE, annunciato praticamente in occasione della riunione di politica monetaria di febbraio, le recenti dichiarazioni del Governatore, unitamente alla pubblicazione all'inizio di aprile di dati sull'inflazione più bassi del previsto,

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Nonostante il rimbalzo messo a segno ieri a seguito dell’acuirsi delle tensioni geopolitiche mediorientali e dovuto più al deterioramento dei corsi dello yen, dell’euro e del dollaro canadese che a vere e proprie ragioni fondamentali, crediamo che il rally del biglietto verde sia ormai troppo tirato.

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Testata registrata al tribunale di Milano, N. 40 del 14/02/2014
Direttore responsabile: Gabriele Petrucciani
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