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Il ritorno della volatilità. Le possibili conseguenze

Scritto da  Venerdì, 09 Marzo 2018 13:03
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La “bella addormentata”, la volatilità dei mercati, dopo essere stata per mesi insolitamente assopita, si è risvegliata, facendo sentire il suo impatto, da subito, in modo abbastanza brusco. Ma dopo la forte correzione dei primi giorni di febbraio, partita da Wall Street,

- a causa dei timori legati a livelli di inflazione superiori alle attese in Usa ed ad una Fed che potenzialmente avrebbe potuto essere in anticipo più restrittiva - i mercati azionari si sono in vario grado stabilizzati. A fare da supporto la crescita globale, che si conferma solida e ben strutturata, oltre che distribuita tra le diverse aree geografiche e di qualità migliore rispetto al passato, grazie al contributo che arriva da consumi e investimenti. In particolare, in questa fase, i mercati risultano ormai concentrati principalmente su due aspetti.
Innanzitutto, anche questo previsto, il (sempre più probabile) ritorno dell’inflazione che, lentamente, sta rifacendo la sua comparsa in America, così come in Europa, complici le pressioni salariali comportate da un mercato del lavoro più saturo.
In secondo luogo, gli sviluppi delle politiche monetarie, in quanto le principali Banche Centrali dovrebbero proseguire lungo il sentiero ormai tracciato di normalizzazione e, salvo sorprese, con un passo graduale e prudente. In occasione della riunione dell’8 marzo, la BCE ha proseguito in questa direzione, compiendo un ulteriore passo verso l’operazione di uscita dal QE entro il 2018. In particolare, la BCE ha rimosso dal comunicato ufficiale il cosiddetto easing bias, ossia il riferimento alla possibilità di variare al rialzo il flusso di acquisti mensili di titoli.
Tra l’altro il 2018 rappresenta un vero e proprio anno di transizione, in quanto, se i bilanci delle principali quattro Banche Centrali (BCE, Fed, BoJ e BoE) si stanno espandendo ad un ritmo sempre più lento è altrettanto vero che quest’anno si assisterà probabilmente al picco di liquidità sui mercati. Se il contesto, perciò, resta ancora costruttivo nel medio periodo, dopo anni di rialzi, una serie di fattori induce ad una maggiore cautela, per il resto dell’anno, nell’approccio agli investimenti.
In questo contesto, il team gestionale di ANIMA ritiene necessaria una gestione attiva e tattica in funzione degli eventi. La contrapposizione tra fondamentali solidi da una parte e attese di riduzione della liquidità a livello globale, dovrebbe infatti comportare un livello strutturalmente più alto di volatilità, di cui si è già avuto una prima chiara conferma.
Inoltre, va tenuto conto che la mutata struttura dei mercati e in particolare la rilevanza assunta da ETF e fondi quantitativi in termini di masse e flussi, potrebbero incrementare la portata di nuovi ed eventuali momenti di tensione.
Pertanto, per quanto riguarda i mercati azionari, la view strategica del team gestionale di ANIMA, da positiva diventa tatticamente neutrale fatta eccezione del giudizio positivo sui mercati emergenti; di qui un aumento della liquidità nei portafogli, accompagnato da una riduzione dell’esposizione direzionale ed un crescente focus sulle società a basso beta e di alta qualità. Sull’asset class obbligazionaria, in vista del futuro rialzo dei tassi, viene mantenuta ancora la view negativa (…)

Read 341 times Last modified on Venerdì, 09 Marzo 2018 17:29

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