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Il dollaro in calo sostiene gli Emergenti. Ecco perché

Scritto da  Lunedì, 19 Febbraio 2018 12:26
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Le prime settimane del 2018 sui mercati finanziari sono state accompagnate da una partenza “frizzante”, con il mese di gennaio caratterizzato da una significativa positività degli asset più rischiosi, in particolare per i mercati azionari. Le variabili esogene emerse nelle scorse settimane, infatti, non sono risultate significative ed impattanti,

e i mercati hanno dunque proseguito nella direzione di confermare le dinamiche degli ultimi trimestri amplificando tuttavia i movimenti rialzisti e consegnando, in alcuni casi, risultati “record” che non è usuale trovare a consuntivo del primo mese dell’anno: una crescita superiore al 6% sull’indice S&P500 nei primi 25 giorni lavorativi non si vedeva dal 1997 (e prima ancora bisogna risalire al 1989 per registrare simili indicazioni).
Sul fronte azionario l’indice Usa SP500 (+5.6%) ha segnato nuovi massimi con il Nasdaq in analoga condizione (+7.3%), mentre in Europa spicca la sovraperformance dell’Italia (+7.5%) che si distingue rispetto ai risultati con segno meno di Inghilterra (-2.01%) e Svizzera (-0.50%). A livello settoriale si registra un importante sovraperformance di Consumi Ciclici (+7.9%) e Technology (+7.4%) mentre è proseguita la “crisi” dei titoli legati alle Utilities (-1.14%). Infine si evidenzia l’ampio il rialzo sui mercati emergenti (+8.3%) con il Brasile a +11% nel mese trainato da dollaro debole e Petrolio in rafforzamento. L’indicazione prospettica legata a questi primi dati può essere riassunta: “positività porta positività”.
Storicamente infatti i mercati, in situazioni similari alle attuali, hanno nella gran parte delle occasioni confermato le indicazioni rialziste anche nei mesi seguenti ampliando le crescite iniziali per l’intero anno. L’amplificazione della tendenza rialzista in atto da parte degli azionari impressiona; certamente il cammino fatto in poche settimane rimane ragguardevole e pensare ad una prosecuzione di tali ritmi di crescita è quantomeno irreale, tuttavia l’impostazione di fondo positiva resta decisamente preponderante e le potenzialità di crescita per il trimestre vengono confermate.
L’economia globale mantiene forti tassi d’espansione, con gli Stati Uniti a trainare la crescita e finalmente anche l’Europa che appare in grado di autosostenere il ciclo economico in maniera indipendente dal sostegno da parte delle politiche monetarie. In tal senso le previsioni a livello ciclico sono state riviste al rialzo e negli ultimi due anni l’incremento del mercato azionario risulta strettamente connesso e correlato con la salita degli utili delle singole aziende sancendo il definitivo passaggio da una crescita da stimolo monetario ad una di carattere economico.
In questo senso i dati sono molto più confortanti di quanto premesso confermando che oggi siamo di fronte a uno sviluppo economico robusto e strutturale e non solo legato ad una euforia da doping finanziario prossima a trasformarsi in una nuova bolla. Oltre che sugli azionari, dal mercato sono arrivate indicazioni molto delineate anche sulle obbligazioni, in netta difficoltà con tassi di interesse alle prese con una pressione rialzista significativa, soprattutto in America, che introduce una dinamica di discesa delle quotazioni sui titoli che sembra essere proprio il primo step di un movimento atteso a sfavore del reddito fisso.
L’aumento delle tensioni è chiaramente visibile e se da un lato vi era la certezza della fine di un imponente tendenza trentennale di ribasso dei tassi d’interesse, ora iniziamo a misurarne anche gli effetti, negativi, all’interno dei portafogli. Le scadenze a breve sono sotto pressione e la curva dei rendimenti in fase di ulteriore appiattimento, una storia già vista anche recentemente ma con in più l’incognita dell’assenza, ad oggi, di segnali inflazionistici in grado di tramutare l’attuale “reazione rialzista dei tassi” in un movimento direzionato di portata ciclica. Decisamente negativi pertanto i governativi con tassi decennali al rialzo di oltre 25bps sia in Usa che in Euro.
In questo contesto risultano penalizzati T-note e Bund mentre è più resiliente il Btp con lo spread in calo verso 130. Non si discostano da questa negatività né le tematiche corporate né HighYield e emergenti. Il quadro complessivo dei risultati rimane comunque equilibrato da un Dollaro in calo che sembra, nell’immediato, far bene all’economia globale sostenendo i mercati emergenti e la contemporanea crescita delle materie prime ma che non appare sostenibile in una logica ciclica più allargata.
L’intonazione strutturale permane a favore dei mercati azionari ed anche gli eventuali nervosismi delle settimane entranti non dovrebbero alterare l’impostazione di fondo rappresentando semmai delle opportunità di posizionamento per l’intero trimestre. Per il mese di Febbraio viene mantenuto un profilo di investimento azionario significativo.
Le dinamiche di inizio anno rendono opportuni alcuni interventi qualitativi sia sul lato dell’allocazione a carattere geografico, sia sulla componente di selezione settoriale. In termini di peso relativo diminuisce il ruolo degli asset investiti in America con maggior spazio a favore dei mercati emergenti, Giappone ed area Euro. Si segnala inoltre uno switch di posizionamento tra i consumi ciclici, fortemente sovraperformanti in gennaio, a favore delle Utilities, settore penalizzato negli scorsi mesi ma con potenzialità di riallineamento significative.
Sulla componente obbligazionaria resta prudenziale l’investimento in attesa di una stabilizzazione da parte dei temi governativi. Parzialmente aumentata l’esposizione valutaria extra Euro.

                                                                   di Alessandro Allegri, Amministratore Delegato di Ambrosetti Asset Management Sim

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