Venerdi, 22 Giugno 2018
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Il sondaggio commissionato da Franklin Templeton Investments condotto su oltre 300 investitori professionali in Italia, Francia, Germania e Spagna sul sentiment verso l’obbligazionario europeo, ha rilevato che gli investitori italiani sono tra i più propensi al rischio in confronto agli altri paesi.

Con l’azionario globale che è entrato in territorio di correzione in due occasioni dal suo picco del 2018, il dibattito cresce sul fatto che si tratti semplicemente di una correzione necessaria dopo il rally del 2017 o se i cali registrati fino ad oggi indichino qualcosa di più preoccupante per gli investitori.

Nessun leader europeo è riuscito a dissuadere Donald Trump dal ritirarsi dall’Accordo sul nucleare iraniano, una decisione estremamente impattante sia a livello economico che geopolitico. L’accordo di Vienna, siglato nel 2015, prevedeva la rimozione delle sanzioni economiche che gravavano sull’economia iraniana in cambio della fine del programma nucleare militare.

Nonostante il rimbalzo messo a segno ieri a seguito dell’acuirsi delle tensioni geopolitiche mediorientali e dovuto più al deterioramento dei corsi dello yen, dell’euro e del dollaro canadese che a vere e proprie ragioni fondamentali, crediamo che il rally del biglietto verde sia ormai troppo tirato.

L’evoluzione positiva dello scenario macroeconomico ha favorito la buona performance dei mercati nell’ultimo mese. I mercati azionari si sono mossi al rialzo, riportando in territorio positivo le performance da inizio anno, i rendimenti dei mercati obbligazionari sono saliti, anche se in misura non significativa, e il Dollaro si è discretamente rafforzato, riportandosi nella parte bassa del range 1,20-1,25.

Le Borse europee faranno meglio di quelle Usa

Scritto da Martedì, 15 Maggio 2018 12:18

“I mercati europei potrebbero iniziare a sovraperformare i mercati statunitensi entro i prossimi mesi. Il sentiment degli investitori si sta infatti orientando verso un approccio orientato al valore: è dunque ora di essere più cauti nell'investire in società in crescita, come i big della tecnologia Usa”.

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