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Rischio bolla nel credito al consumo Usa. Ecco perché

Scritto da  Mercoledì, 23 Maggio 2018 14:45
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“Il ciclo del credito al consumo americano è giunto nella classica fase di maturità ed è ora probabile che inizierà a cedere, trascinando con sé la domanda interna che finora ha sostenuto la crescita. La Cina intanto prosegue la sua strategia di contenimento del debito, vendendo Treasuries".

"Questo avrà ripercussioni sui tassi americani, sulle prospettive del dollaro e sulla liquidità disponibile per l'indebitato sistema americano”. Così Maurizio Novelli, economista e gestore del Lemanik Global Strategy Fund, alla conferenza Sostenibilità del debito USA e ribilanciamento delle riserve cinesi, tenutasi oggi, 23 maggio, all’Hotel Four Seasons di Milano. Da inizio gennaio le stime della crescita mondiale si sono ridimensionate di quasi un punto percentuale.
L’economia Usa non riesce ad accelerare, con un tasso di crescita inchiodato su base tendenziale al 2% circa, legato peraltro a una feroce spinta sull'indebitamento del sistema, che dal 2007 a oggi ha accumulato il 60% di debito in più rispetto al picco della crisi.
Inoltre l’unico driver di crescita sono i consumi interni (75% del PIL), finanziati da una dinamica di credito al consumo che sostiene oggi il 27% di tutti i consumi privati. Quindi quasi il 20% del PIL americano dipende da una domanda che si appoggia sul credito al consumo e che non è assolutamente sostenibile se i tassi salgono e i redditi continuano a ristagnare.
“Il ciclo del credito al consumo americano è giunto nella classica fase di maturità e ora è probabile che inizieranno a salire i tassi di default sul credito al consumo, dove la percentuale di subprime ha raggiunto livelli percentuali mai visti prima (30% vs 23% del 2007), inducendo quindi le Banche a ridurre la propensione al rischio e dunque a ridurre il credito. Per questo motivo non mi aspetto alcun miglioramento di un ciclo che dipende solo da credito al consumo ormai tipicamente speculativo e che sembra ormai piuttosto maturo dato il livello di suprime già erogato”.
La Cina, nel frattempo, prosegue la sua strategia di contenimento del debito, che ha raggiunto il 370% del Pil, e si vede costretta a utilizzare parte del suo eccesso di risparmio, che fino ad oggi contribuiva a finanziare il debito pubblico Usa, per sostenere il deleverage interno. Un problema in più per la Fed, che è stata anticipata dai cinesi nella preannunciata intenzione di vendere Treasuries dal suo bilancio.
Se l'America persegue una strategia di aumento dei tassi e aumento delle emissioni di Titoli del Tesoro in concomitanza con una riduzione degli investimenti in dollari e inTreasuries da parte della Cina, le condizioni monetarie si faranno più restrittive di quanto si possa pensare e il ciclo del credito Usa, che ha finora sostenuto i consumi interni, inizierà a cedere, trascinando con sé anche il ciclo di crescita.
“Dal punto di vista delle scelte di investimento, in relazione al rischio complessivo che il sistema finanziario esprime in questo momento, tenderei a incrementare le posizioni che possono proteggere il portafoglio da scenari negativi, che si fanno ormai sempre più probabili”, conclude Novelli.
“In particolare credo che gli asset capaci di offrire protezione siano Yen, Oro e strategie d’investimento con approccio “contrarian”. Al momento aumenterei anche la liquidità in portafoglio. Mentre in caso di significativi ribassi dei mercati, le opportunità di acquisto sarebbero sui mercati emergenti”.

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