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Mercati Emergenti, cambiano le regole del gioco

Scritto da  Martedì, 15 Maggio 2018 12:37
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La nuova politica decisa dalla Casa Bianca e il rapido inasprimento atteso della politica monetaria da parte della Fed sono fonti di incertezza, in grado di favorire l'afflusso di capitali negli Stati Uniti e il conseguente rafforzamento del dollaro. Ma tutto ciò proprio a spese dei paesi emergenti.

La situazione dei mercati emergenti sta drammaticamente cambiando. La stabilità delle politiche monetarie dei paesi industrializzati è stata un'opportunità per i paesi emergenti, visto che i loro tassi di interesse sono stati più elevati e lo spread con gli Stati Uniti ha rappresentato una forte fonte di rendimento. Cosa è cambiato? Il dollaro, che era considerato debole da molti investitori, ora sta seguendo un trend rialzista. Da metà aprile il tasso di cambio effettivo si è apprezzato più del 4%, una vera e propria impennata rispetto all'euro.
La ragione di questo aumento risiede nella divergenza delle aspettative nei confronti delle azioni della Fed e delle altre Banche Centrali dei paesi sviluppati. La Fed dovrà inasprire la sua politica monetaria al fine di evitare i forti squilibri che deriveranno dalla politica fiscale della Casa Bianca. La situazione attuale caratterizzata dal mix di piena occupazione e di politiche monetarie accomodanti non è più sostenibile.
L'aggiustamento comporterà un rialzo dei tassi della Fed (almeno 4 ritocchi nel corso di quest'anno). Ciò è realistico considerato che Powell e il FOMC hanno convenuto che il target delle politiche sarà il tasso di inflazione. Il punto importante è la divergenza con le altre banche centrali. La BCE ha affermato che non cambierà la propria strategia ancora a lungo, così come la Banca del Giappone.
Le aspettative nei confronti della Banca d'Inghilterra sono crollate drasticamente con il rallentamento dell'economia e la convergenza del tasso d'inflazione al 2%. In passato, una politica monetaria più restrittiva ha causato deflussi di capitali dai paesi emergenti (il cosiddetto "blocco improvviso"). Visto che i tassi americani a breve sono attesi al rialzo, gli investitori torneranno a guardare agli Stati Uniti considerato che sarà possibile avere dei rendimenti più elevati senza correre rischi eccessivi. Ciò implica un dollaro più forte.
L'altra fonte di apprezzamento del biglietto verde è l'incertezza creata dal messaggio che Donald Trump ha dato a proposito dell'Iran. L'equilibrio politico in Medio Oriente sarà molto diverso, con maggiori rischi di conflitti. Questo si aggiunge alla guerra commerciale iniziata da Trump in marzo (possiamo anche dire che l'impatto della decisione Trump sull'Iran rappresenta un altro fattore di guerra commerciale per le imprese europee che, per evitare le sanzioni degli Stati Uniti, dovranno interrompere gli scambi commerciali con il paese iraniano.
L’incertezza creata dalla Casa Bianca accelererà l'afflusso di capitali negli Stati Uniti e il rafforzamento del dollaro. Questo rischio al momento è percepito in misura inferiore negli Stati Uniti rispetto ad altri paesi. Tutto ciò si riflette sulle valute emergenti che si stanno deprezzando. L'indice valutario JP Morgan EM segue infatti un trend negativo da metà aprile. Il deprezzamento porta a maggiori deflussi di capitale nei paesi emergenti e a una minore disponibilità a investire in queste aree fino a quando le valute non si saranno stabilizzate.
In altre parole, non potendo prevedere l'entità dell'apprezzamento del biglietto verde, i paesi emergenti nel breve periodo tenderanno a indebolirsi. Per controbilanciare questo movimento è possibile aspettarsi tassi in crescita in alcuni paesi. Ma il fattore discriminante per gli investitori sarà la credibilità delle banche centrali e dei singoli paesi e questo potrebbe essere disastroso, come si è visto di recente con l'Argentina. Se le valute non riusciranno a stabilizzarsi rapidamente, il costo del debito aumenterà drasticamente.
Il debito estero per le società non finanziarie è infatti principalmente in dollari. Gli oneri finanziari sul debito potrebbero aumentare molto rapidamente creando un'equazione irrisolvibile (la crisi asiatica ne è un esempio).
Le regole del gioco sono cambiate per i paesi emergenti. La nuova politica decisa dalla Casa Bianca e il rapido inasprimento atteso della politica monetaria da parte della Fed sono fonti di incertezza, in grado di favorire l'afflusso di capitali negli Stati Uniti e il conseguente rafforzamento del dollaro. Ma tutto ciò proprio a spese dei paesi emergenti. E di questo gli investitori dovranno tenerne conto.

                                                              di Philippe Waechter, Chief Economist di Ostrum Asset Management

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