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La Bank of England resta ferma sui tassi. Ecco perché

Scritto da  Giovedì, 10 Maggio 2018 17:14
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La Bank of England (BoE) ha deciso di mantenere i tassi invariati durante l’incontro di oggi (10 maggio), alla luce della recente debolezza del Pil, del calo dei prezzi immobiliari, dell’inflazione a livelli più bassi rispetto alle aspettative e, senza dubbio, anche a causa dell’incertezza legata alla Brexit.

In tutto il mondo, ad eccezione degli Stati Uniti, i dati economici si sono dimostrati deboli recentemente, dopo un forte quarto trimestre del 2017 che ha portato le banche centrali a evitare rialzi dei tassi nel breve termine. Tutto ciò rende la Fed e il suo target di inflazione al 2% un’eccezione nel panorama globale. Anche il mercato si è mosso nell’ottica di anticipare minori tassi di interesse sui titoli a più lunga scadenza ed un numero inferiore di rialzi dei tassi per il futuro. Potrebbe trattarsi di un approccio miope, per due ragioni.
In primo luogo, in un mondo globalizzato, l’inflazione tende a muoversi insieme all’output gap globale, che rappresenta il fattore dominante nella previsione dell’inflazione domestica. La BoE e Mark Carney hanno provato in tutti i modi a sottolinearlo quando si sono trovati a dover giustificare la posizione dovish che hanno mantenuto negli ultimi anni quando l’inflazione era ben al di sopra del target del 2%.
Sostenevano, a ragione, che ciò fosse dovuto all’inflazione importata tramite la debolezza della sterlina. Via via che l’inflazione statunitense raggiunge il target, tale questione dovrebbe essere ribadita per restare all’erta nei confronti dell’inflazione, quando i tassi di riferimento si trovano a livelli minimi. In secondo luogo, la politica della banca centrale nel post crisi è stata seguita pedissequamente dal mercato, a causa della debole domanda e dei rischi di deflazione. La situazione attuale è cambiata ora, dato che i timori di un’inflazione negativa sono diventati un ricordo lontano.
Via via che gli output gap si chiudono, è spiacevole vedere una fase di debolezza dell’economia, ma non è l’unica considerazione da fare, visto che i vincoli dal lato dell’offerta stanno aumentando di importanza.
L’eccessiva concentrazione sulle prossime mosse delle banche centrali dovrebbe essere lasciata alle spalle, via via che la domanda nell’economia cresce insieme all’offerta. Ciò avveniva infatti prima che venissero considerati la diminuzione nella crescita della popolazione, dovuta all’esodo legato a Brexit, e i minori livelli degli investimenti, che rappresentano uno shock sul lato dell’offerta nel Regno Unito. La BoE dovrebbe continuare ad essere vigile e il mercato dovrebbe guardare a un inevitabile scenario finale in cui ci saranno maggiori tassi di interesse nel Regno Unito, prezzandoli in maniera appropriata.

                                                                     di Mark Nash, Head of Fixed Income, Old Mutual Global Investors

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